Non cercare la felicità con il Coaching, ma accorgiti che SEI FELICE!
Stamattina mi sono svegliato in ritardo, sono andato nella stanza dei miei figli per svegliarli e mi sono accorto che ancora dormivano beati… Il loro volti erano serenamente distesi ed i loro corpi adagiati dolcemente sul letto. Ho pensato per un po’ con i loro pensieri e… mi sono sentito felice.
Più tardi, mentre andavo al lavoro, ho deciso di allungare il giro e mi sono diretto sul posto di lavoro di mia moglie per prendermi un caffè. Lei non mi aspettava e per questo appena mi ha visto mi ha fatto un meraviglioso sorriso di stupore e… mi sono sentito felice.
Poi ho ripreso il mio scooter per andare al lavoro e mi ha sorpreso una nube carica di pioggia, non si vedeva più neanche la strada, le gocce d’acqua si infiltravano da ogni parte e l’immagine di me su quelle due ruote, tutto zuppo, era così buffa e ridicola che mi è venuto da ridere e… mi sono sentito felice.
E’ sera e tante cose sono successe durante la giornata ed anche se non tutte sono state estremamente positive, sono accadute tutta una serie di altre cose, forse meno eclatanti, ma sicuramente eccezionali e… mi sono accorto di quanto sono felice!
Spesso crediamo che la felicità sia qualcosa da cercare in qualche luogo, da afferrare e tener stretta oppure peggio ancora, da attendere che qualcuno o qualcosa ce la servi su un piatto d’argento. Alcuni si iscrivono a dei corsi di formazione sulla crescita personale o sulla PNL per acquisire più felicità, ma forse le cose non stanno così.
La felicità infatti non esiste!
La felicità è una nominalizzazione. Chi sa qualcosa di PNL sa che si tratta di una trasformazione da un processo (nel caso specifico: “essere o sentirsi felici”) in un concetto “cristallizzato” (felicità).
Ora, questa formula linguistica, che sottintende una specifica percezione della realtà, fa una differenza sostanziale; nel primo caso implicherà un processo in movimento che può essere trasformato e realizzato in qualsiasi momento e che inoltre può dipendere da noi. Il secondo caso implica una percezione ferma e duratura di una realtà (la felicità) che può appartenerci o meno; in questo secondo caso è evidente che la felicità diventa un concetto su cui non è possibile agire direttamente, a meno che qualcuno o qualcosa ce la conceda.
Se è vero che la linguistica che utilizziamo influenza e riprogramma il nostro modo di percepire le cose, chiediamoci quale pensiero ci fa stare meglio, ottenere la felicità o essere felici? Quale ci sembra più alla nostra portata? Ricordiamoci che la realtà su cui possiamo agire è solo quella percepita.
Il COACHING, come qualsiasi altro modello o metodologia, non può renderti felice a meno che …non ti accorga che lo sei già!
C’è anche un’altra cosa interessante che vale la pena analizzare: “cercare qualcosa” e “accorgersi di qualcosa”. Questi due verbi implicano due percezioni diverse della realtà.
“Cercare qualcosa” non ci dice nulla rispetto al fatto che la troveremo. Può esserci o non esserci. Quanti di noi sono disposti a cercare una cosa non sapendo se quella cosa esiste veramente? O non sapendo se si hanno le caratteristiche per ottenerla o meritarla?
Il verbo “accorgersi” presuppone invece che qualcosa c’è veramente, anche se non si è sicuri ancora dov’è di preciso e come attivarla. La tua attenzione così può spostarsi su come fare per scoprire tale sensazione che è dentro di te.
Il nostro sistema interno si attiverà attraverso una ricerca transderivazionale e scandaglierà ogni angolo del nostro corpo e della nostra mente garantendo il massimo supporto operativo.
Anche i tempi usati cambiano le prospettive e favoriscono determinati stati emotivi.
“Cercare” e “accorgiti, sei”, infinito contro presente… qual è il più opportuno?
Dipende da cosa vogliamo ottenere.
Prendiamo ad esempio “essere felice” e “sono felice”. “Essere” in quanto tempo infinito non ci offre nessun indice referenziale (a chi si sta riferendo?) e di posizionamento nel tempo (quando di preciso), il presente invece si: “chi, qui ed ora”. Quando si è in un labirinto e si cerca una via di uscita abbiamo bisogno di punti di riferimento fissi e non vaghi o aleatori. E se nel labirinto tu stessi cercando un modo per sentirti più felice? Hai bisogno forse di accorgerti che sei già felice!
Quindi non è il Coaching che ci rende felici, ma l’accresciuto livello di consapevolezza che il Coaching ed altre discipline ci permettono di raggiungere; ad esempio come usiamo già gli strumenti in nostro possesso, primi fra tutti il nostro linguaggio ed il modo attraverso il quale formuliamo la nostra esperienza soggettiva.
Accorgitene!






