L’importante è partecipare… no, l’importante è vincere!
Sostengo da sempre che lo sport è una metafora della vita e segue in maniera isomorfa i modelli e la cultura che la nostra società trasmette.
La società capitalistica si basa sul binomio competizione-ricchezza (dove la ricchezza materiale rappresenta spesso la vera misura del successo personale). Chi vince una gara sportiva dunque raggiunge il successo ed il potere, mentre chi perde non ottiene niente e di conseguenza non è nulla!
Lavorando spesso a contatto con giovani atleti riscontro proprio questo atteggiamento e mi rendo conto che spesso questi ragazzi si allenano con un unico pensiero, vincere …o morire!
Il risultato di questo modello è che anche lo sport diventa una fonte di stress, di ansia da prestazione perché la posta si fa sempre più alta e da il risultato sportivo dipende la realizzazione personale. Così ci troviamo di fronte ad un popolo di giovani sportivi che ha lasciato da parte il divertimento perché il gioco ha lasciato lo spazio alla lotta per la sopravvivenza.
Lo stress e la conseguente difficoltà che incontra un giovane atleta nell’ottenere dei buoni risultati sono i motivi più frequenti perché una società sportiva o dei genitori chiedono aiuto ad un Coach sportivo.
Quest’ultimo ha il compito innanzitutto di comprendere a fondo quali sono le motivazioni che procurano stress al giovane e lo portano ad ottenere dei risultati che sono inferiori alle proprie potenzialità.
La paura è il principale motivo che blocca lo sviluppo del potenziale di uno sportivo e di ogni essere umano in qualsiasi attività della propria vita; la paura di essere giudicato male dalle persone che stima, la paura di non essere accettato, la paura di essere un perdente, un fallito.
Sappiamo bene invece che si tratta di un’illusione, di una storia assurda che si raccontano, perché il fallimento fa parte dell’uomo ed è funzionale al progresso ed alla crescita personale. Studiando a fondo la storia dei veri talenti sportivi si può scoprire come anche il loro percorso sia stato costellato da piccoli e grandi fallimenti.
La differenza più grande sta nel COME questi personaggi sono riusciti a superare i fallimenti e questo processo è prima mentale per poi coinvolgere il loro corpo e le loro prestazioni fisiche.
La PNL ci viene in aiuto quando si tratta di comprendere i modelli mentali che condizionano i pensieri, le emozioni ed i comportamenti delle persone. Inoltre ci fornisce una sSostengo da sempre che lo sport è una metafora della vita e segue in maniera isomorfa i modelli e la cultura che la nostra società trasmette.
La società capitalistica si basa sul binomio competizione-ricchezza (dove la ricchezza materiale rappresenta spesso la vera misura del successo personale). Chi vince una gara sportiva dunque raggiunge il successo ed il potere, mentre chi perde non ottiene niente e di conseguenza non è nulla!
Lavorando spesso a contatto con giovani atleti riscontro proprio questo atteggiamento e mi rendo conto che spesso questi ragazzi si allenano con un unico pensiero, vincere …o morire!
Il risultato di questo modello è che anche lo sport diventa una fonte di stress, di ansia da prestazione perché la posta si fa sempre più alta e da il risultato sportivo dipende la realizzazione personale. Così ci troviamo di fronte ad un popolo di giovani sportivi che ha lasciato da parte il divertimento perché il gioco ha lasciato lo spazio alla lotta per la sopravvivenza.
Lo stress e la conseguente difficoltà che incontra un giovane atleta nell’ottenere dei buoni risultati sono i motivi più frequenti perché una società sportiva o dei genitori chiedono aiuto ad un Coach sportivo.
Quest’ultimo ha il compito innanzitutto di comprendere a fondo quali sono le motivazioni che procurano stress al giovane e lo portano ad ottenere dei risultati che sono inferiori alle proprie potenzialità.
La paura è il principale motivo che blocca lo sviluppo del potenziale di uno sportivo e di ogni essere umano in qualsiasi attività della propria vita; la paura di essere giudicato male dalle persone che stima, la paura di non essere accettato, la paura di essere un perdente, un fallito.
Sappiamo bene invece che si tratta di un’illusione, di una storia assurda che si raccontano, perché il fallimento fa parte dell’uomo ed è funzionale al progresso ed alla crescita personale. Studiando a fondo la storia dei veri talenti sportivi si può scoprire come anche il loro percorso sia stato costellato da piccoli e grandi fallimenti.
La differenza più grande sta nel COME questi personaggi sono riusciti a superare i fallimenti e questo processo è prima mentale per poi coinvolgere il loro corpo e le loro prestazioni fisiche.
La PNL ci viene in aiuto quando si tratta di comprendere i modelli mentali che condizionano i pensieri, le emozioni ed i comportamenti delle persone. Inoltre ci fornisce una serie di strumenti potenti per aiutare a cambiare la prospettiva ed incidere in maniera funzionale sui risultati desiderati.
Ecco un esempio di importante cambio di prospettiva offerta da Alex Schwazer, medaglia d’oro nei 50 km di marcia a Pechino, che alla tipica domanda dopo gara: “sei felice di aver vinto?” rispose:”ho vinto perché sono felice”.
Per diventare GRANDI, nel vero senso della parola, bisogna cominciare a saper dare risposte nuove a ciò che ci accade intorno.
In questo senso la sconfitta, se ben compresa, rappresenta la più grande opportunità di sviluppo per il futuro successo personale.






