Le RESPONSABILITA’ della scuola nel processo di APPRENDIMENTO
Una recente ricerca, condotta all’Università di Padova, sotto la supervisione della prof.ssa Daniela Lucangeli, sulle valutazioni dei docenti della scuola di base, ha documentato un profondo cambiamento nel modo di descrivere la realtà scolastica in soli 10 anni.
Nel 1997 “si distrae, non sta attento” sono stati sostituiti nel 2007 da “ha un disturbo dell’attenzione” e poi…
1997 “legge stentatamente” – 2007 “è dislessico”
1997 “non sta mai fermo” – 2007 “è iperattivo”
1997 “non ha voglia” – 2007 “è demotivato”
1997 “non mi ascolta, mi sfida” – 2007 “è bullismo”
1997 “ha la testa fra le nuvole” – 2007 “ha un disturbo dell’attenzione”
… e altro ancora.
Se è vero che la linguistica trasforma la percezione che si ha rispetto alle persone e agli eventi nella propria mappa del mondo, un cambiamento di lessico di questo tipo determina un cambiamento profondo nell’approccio all’insegnamento. Come si comporterà un’insegnante che crede che il proprio alunno faccia fatica a leggere rispetto ad un altro che crede invece che sia un ragazzo dislessico?
Nel primo caso, riferendosi ad un problema di comportamento (fare fatica – verbo fare), potrebbe scegliere di adoperare nuove strategie di insegnamento e modelli comunicativi diversi per facilitare l’abilità al leggere. Nel secondo caso l’insegnante, avendo una convinzione riferita all’identità dell’alunno (è dislessico – verbo essere), penserà di poter fare ben poco per il ragazzo, salvo inserirlo in una classe di sostegno o un gruppo di recupero.
Così come nel caso di una difficoltà di concentrazione “ha la testa fra le nuvole” circoscritto ancora nell’ambito pedagogico/didattico, è ben diversa da un disturbo - “disturbo dell’attenzione” – divenuto una relazione clinica tra un adulto sano ed un ragazzo malato.
Le difficoltà incontrate nell’educazione delle nuove generazioni e l’incapacità di molti docenti di saperle gestire innesca la messa in atto, spesso del tutto inconscia, di varie strategie di fuga dalle proprie responsabilità.
A dimostrazione di tale deresponsabilizzazione di tutto il sistema scolastico italiano ci sono i nuovi ed impressionanti dati nazionali forniti dalla scuola sulla difficoltà di apprendimento degli adolescenti che variano dal 25% al 58%! Eppure la ricerca informa che i disturbi dell’apprendimento su base neurofisiologica, cioè dipendenti da deficit neurofunzionali, riguardano appena il 5% dei ragazzi. Questo vuol dire che il 95% dei ragazzi, sul piano strettamente cognitivo può farcela.
La difficoltà di apprendimento dunque sembra essere più una difficoltà di insegnamento! Malattie e disturbi dell’apprendimento sono anche malattie e disturbi dell’insegnamento.
Probabilmente ciò di cui hanno bisogno i ragazzi è di un ambiente emotivo e motivazionale favorevole. E’ risaputo ormai che l’emisfero cerebrale sinistro è sfruttabile al massimo delle proprie potenzialità solo a condizione che anche l’emisfero destro, preposto alle funzioni emotive, entri in gioco. Perchè questo accada il docente deve essere in grado di sapere come stimolare in ogni momento i propri alunni, indipentemente dalla materia insegnata, affinchè questi possano dare un significato convincente e costruttivo al loro processo di apprendimento.
Purtroppo, deficit di competenza professionale e deficit di motivazione professionale, impediscono spesso a molti docenti di creare a scuola un ambiente emotivo e motivazionale favorevole che permetta la fioritura di risorse e capacità da parte dei loro studenti.







Sono pienamente d’accordo Danilo.
Come tu definisci “ambiente emotivo e motivazionale favorevole” non sta indicare solamente pareti colorate, e tutto ciò che può essere definito bello, colorato e stimolante (ma con gli occhi di un adulto).
Mia figlia in seconda elementare si ritrova con 6 maestre (!!!), e non sono qui a discutere da un punto di vista politico la riforma scolastica se cosa buona o meno.
Ma mi ritrovo con una bambina ipersensibile e che della sua sensibilità la considerano una “scocciatura”, un altro “problema da risolvere”…
Lei, che al rimprovero della maestra ad un altro bambino, gli occhi si riempiono di lacrime.
Un bimba che si commuove ascoltando le canzoni di Luis Amstrong : perchè di colore, discriminato ai suoi tempi, perchè firmava con una X (analfabeta)…
O ancora innamorata di Bocelli perchè seppure cieco ma con una voce splendida.
Credo si ritrovi in queste persone, che apparentemente possono essere considerate incomprese per una loro diversità (se così la possiamo chiamare: per il colore, per discriminazione e altro..), ha una sensibilità enorme ma questa scuola non sa comprendere o meglio apprezzare e utilizzare questa particolarità che io non chiamerei difficoltà di inserimento o demotivato o altro.
Ti chiedono da dove vengono, non cosa sarà meglio per loro domani.
Vogliono sapere chi è Dio e un pò meno di Gesù…
Alcuni orientali li considerano anime vecchie, ossia sono oltre, sono avanti e perciò non interessati a ciò che trovano scritto sulle lavagne delle nostre aule.
Spero solo di far comprendere a mia figlia che essere sensibili non equivale a essere deboli.
Avere sensibilità, amore per il prossimo possa riuscire a realizzare al meglio la sua vita. Ed essere realizzata non equivale SOLO un buon stipendio, ma scelte di vita e lavorative coerenti con la parte più profonda di se stessa.
Ciao Paola,
accolgo con vivo interesse il tuo intervento perchè essendo padre di due figli e zio di tanti nipotini, mi sento umanamente coinvolto oltre che professionalmente.
La scuola oggi ha molti limiti ma esistono anche tanti segnali di eccellenza rappresentati da insegnanti che con passione e dedizione svolgono un lavoro davvero difficile. Ogni bambino infatti rappresenta un universo bellissimo e variegato da esplorare, comprendere e amare.
Ma spesso non c’è il tempo, a volte non c’è la struttura organizzativa scolastica che permette di farlo, a volte mancano le competenze giuste per farlo, a volte anche non c’è la disponibilità e la collaborazione dei genitori stessi.
Difficile giudicare, certo è che i bambini hanno delle risorse eccezionali che a volte noi adulti facciamo fatica a comprendere e sono una fonte inesauribile d’ispirazione per chi li sa acoltare.
Sono certo che riuscirai a far comprendere a tua figlia l’importanza di avere una grande sensibilità, attraverso il tuo esempio ed impegno costante.
Sentire profondamente è la chiave che ci collega con la parte più profonda di noi stessi e con gli altri ed è anche la chiave che ci connette all’universo intero.
Un caro saluto a te e a tua figlia
Buongiorno Danilo,
mi trovi d’accordo con questo post solo per metà….la metà che resta nella teoria. Purtroppo quando si parla di scuola si finisce sempre per schierarsi (i giovani di oggi sono troppo indisciplinati/gli insegnanti sono incompetenti ecc..) dimenticando che la scuola è un sistema complesso e come accade per ogni sistema, se ci si schiera da una parte si finirà per vedere l’altra come cattiva o malata. Sono più per guardare la cosa da un altra angolazione: l’interazione tra docenti e studenti ad oggi non produce i risultati che potrebbe. Sono d’accordissimo invece sull’effetto “profezia che si autodetermina” innescato dall’etichettamento di un comportamento come cattivo o malato(vedi sopra, tanto per cambiare) e dallo spostamento di livello cui fai riferimento (su fino al livello identità).
Cmq, essendo io una persona molto pratica, mi chiedo: data questa situazione, cosa si può fare concretamente? (VS pensare a come dovrebbe essere e rammaricarsi perchè così non è).
Spero perdonerai la vena provocatoria: il politically correct è il salvavita dell’inerzia
Complimenti piuttosto (senza ironia stavolta) per il tuo lavoro e impegno
F.